Descrizione
La Badia Fiorentina è l'antica abbazia benedettina di Santa Maria, nel cuore di Firenze, in via del Proconsolo, a due passi dal Bargello. «Badia» è la parola popolare per abbazia: un tempo ce n'erano cinque intorno alla città, e questa era quella del centro.
Per riconoscerla basta guardare in alto: il suo campanile esagonale, alto circa 70 metri, spicca nel profilo della città tra le torri di Palazzo Vecchio e del Bargello. In cima, un angelo segnavento girava così spesso da creare un modo di dire: «volubile come l'Angelo della Badia».
Fu fondata nel 978 da Willa, madre del marchese Ugo di Toscana. Ugo la colmò di donazioni, e Firenze non l'ha dimenticato: ogni 21 dicembre si celebra ancora una messa per lui. Dante lo chiamò il «Gran barone».
Dentro, il soffitto ligneo a cassettoni del Seicento nasconde le antiche capriate. Subito a sinistra dell'ingresso c'è l'Apparizione della Vergine a san Bernardo di Filippino Lippi, con un demonio peloso e zannuto nascosto nella roccia sotto il santo.
Il Chiostro degli Aranci, costruito nel Quattrocento da Bernardo Rossellino, è affrescato con storie di san Benedetto. Da vedere anche la tomba del marchese Ugo, opera di Mino da Fiesole, e la tela dell'Assunta di Giorgio Vasari.
La chiesa è legata a Dante. Secondo la Vita Nuova, fu qui, durante una messa, che il poeta vide Beatrice per la prima volta. E qui, anni dopo, Boccaccio tenne la prima delle sue celebri letture pubbliche della Divina Commedia.
I monaci, però, sapevano anche dire di no. Nel 1307, per non pagare una tassa, si barricarono suonando le campane per chiamare il popolo. La punizione: il campanile fu mozzato a metà, e poi rifatto a base esagonale.
Pare che anche Cosimo il Vecchio si sia offerto di rifare la chiesa, ma i monaci rifiutarono di mettere il suo stemma. Lui ripiegò su San Marco. Alla Badia, da secoli, campeggia solo quello del marchese Ugo.
Per riconoscerla basta guardare in alto: il suo campanile esagonale, alto circa 70 metri, spicca nel profilo della città tra le torri di Palazzo Vecchio e del Bargello. In cima, un angelo segnavento girava così spesso da creare un modo di dire: «volubile come l'Angelo della Badia».
Fu fondata nel 978 da Willa, madre del marchese Ugo di Toscana. Ugo la colmò di donazioni, e Firenze non l'ha dimenticato: ogni 21 dicembre si celebra ancora una messa per lui. Dante lo chiamò il «Gran barone».
Dentro, il soffitto ligneo a cassettoni del Seicento nasconde le antiche capriate. Subito a sinistra dell'ingresso c'è l'Apparizione della Vergine a san Bernardo di Filippino Lippi, con un demonio peloso e zannuto nascosto nella roccia sotto il santo.
Il Chiostro degli Aranci, costruito nel Quattrocento da Bernardo Rossellino, è affrescato con storie di san Benedetto. Da vedere anche la tomba del marchese Ugo, opera di Mino da Fiesole, e la tela dell'Assunta di Giorgio Vasari.
La chiesa è legata a Dante. Secondo la Vita Nuova, fu qui, durante una messa, che il poeta vide Beatrice per la prima volta. E qui, anni dopo, Boccaccio tenne la prima delle sue celebri letture pubbliche della Divina Commedia.
I monaci, però, sapevano anche dire di no. Nel 1307, per non pagare una tassa, si barricarono suonando le campane per chiamare il popolo. La punizione: il campanile fu mozzato a metà, e poi rifatto a base esagonale.
Pare che anche Cosimo il Vecchio si sia offerto di rifare la chiesa, ma i monaci rifiutarono di mettere il suo stemma. Lui ripiegò su San Marco. Alla Badia, da secoli, campeggia solo quello del marchese Ugo.