Descrizione
La basilica di Santa Trìnita è una delle chiese più importanti della storia di Firenze, sull'omonima piazza, vicino al ponte. Prima di tutto, si pronuncia Santa Trìnita, con l'accento sulla prima i, all'antica maniera fiorentina.
Custodisce un affresco che è quasi una fotografia della Firenze del Quattrocento, Lorenzo il Magnifico compreso. Lo dipinse Domenico Ghirlandaio nella cappella Sassetti, tra il 1483 e il 1486.
Racconta la vita di san Francesco, ma ambienta i miracoli in piazza della Signoria e qui davanti, in piazza Santa Trinita, com'erano allora. Compaiono il committente Francesco Sassetti, che dirigeva il Banco Medici, e Lorenzo il Magnifico con i figli e il poeta Poliziano.
Il primo pastore della pala d'altare sarebbe il pittore stesso. Da non perdere anche la cappella Bartolini Salimbeni, affrescata da Lorenzo Monaco, l'unica rimasta intatta dai rifacimenti successivi.
L'interno ha tre navate con sottili pilastri rettangolari e archi a sesto acuto. I pilastri della navata centrale divergono leggermente verso il transetto: un effetto ottico che dall'ingresso avvicina il fondo, e dal punto di vista dei monaci faceva sembrare la chiesa più grande.
Nella controfacciata resta un Crocifisso in cielo, tutto quello che rimane di un affresco di Paolo Uccello.
Nel transetto sinistro c'è la tomba in marmo e maiolica del vescovo Benozzo Federighi, un capolavoro di Luca della Robbia del 1454.
La chiesa era dei monaci vallombrosani e sorge dove ce n'era una più antica, Santa Maria dello Spasimo, documentata dal 1077: restano tracce sulla controfacciata e la cripta. Dal 1250 fu ampliata in stile gotico, tra le prime di Firenze.
Nel Trecento era un'abbazia così ricca d'arte da ospitare la Maestà di Cimabue, oggi agli Uffizi. La facciata tardo-cinquecentesca è del Buontalenti ed è pensata per la piazza più che per la chiesa: non copre le due fasce laterali, e la finestra tonda non coincide con quella che dà luce dentro.
Custodisce un affresco che è quasi una fotografia della Firenze del Quattrocento, Lorenzo il Magnifico compreso. Lo dipinse Domenico Ghirlandaio nella cappella Sassetti, tra il 1483 e il 1486.
Racconta la vita di san Francesco, ma ambienta i miracoli in piazza della Signoria e qui davanti, in piazza Santa Trinita, com'erano allora. Compaiono il committente Francesco Sassetti, che dirigeva il Banco Medici, e Lorenzo il Magnifico con i figli e il poeta Poliziano.
Il primo pastore della pala d'altare sarebbe il pittore stesso. Da non perdere anche la cappella Bartolini Salimbeni, affrescata da Lorenzo Monaco, l'unica rimasta intatta dai rifacimenti successivi.
L'interno ha tre navate con sottili pilastri rettangolari e archi a sesto acuto. I pilastri della navata centrale divergono leggermente verso il transetto: un effetto ottico che dall'ingresso avvicina il fondo, e dal punto di vista dei monaci faceva sembrare la chiesa più grande.
Nella controfacciata resta un Crocifisso in cielo, tutto quello che rimane di un affresco di Paolo Uccello.
Nel transetto sinistro c'è la tomba in marmo e maiolica del vescovo Benozzo Federighi, un capolavoro di Luca della Robbia del 1454.
La chiesa era dei monaci vallombrosani e sorge dove ce n'era una più antica, Santa Maria dello Spasimo, documentata dal 1077: restano tracce sulla controfacciata e la cripta. Dal 1250 fu ampliata in stile gotico, tra le prime di Firenze.
Nel Trecento era un'abbazia così ricca d'arte da ospitare la Maestà di Cimabue, oggi agli Uffizi. La facciata tardo-cinquecentesca è del Buontalenti ed è pensata per la piazza più che per la chiesa: non copre le due fasce laterali, e la finestra tonda non coincide con quella che dà luce dentro.