Descrizione
Il Battistero di San Giovanni è l'edificio ottagonale rivestito di marmo bianco e verde che sta di fronte al Duomo di Firenze, in piazza San Giovanni. Dedicato al patrono della città, per secoli fu il luogo dove ogni fiorentino riceveva il battesimo, Dante compreso.
Fuori, tre fasce di marmo bianco di Carrara e verde di Prato disegnano riquadri e archi di gusto quasi classico: è il modello di tutto il romanico fiorentino. Dentro, un'unica grande sala di 25 metri di diametro, quasi la metà della cupola del Duomo.
Lo spettacolo principale è in alto: la cupola a mosaico, interamente su fondo d'oro, a cui si lavorò dal 1270 circa fino ai primi del Trecento. Domina il gigantesco Cristo giudice: alla sua destra i giusti salgono in cielo, alla sua sinistra un Inferno brulicante di diavoli, disegnato da Coppo di Marcovaldo.
Negli altri spicchi corrono, a fasce, le storie della Genesi, di Giuseppe, di Cristo e del Battista, con l'intervento di artisti come Cimabue. Merita uno sguardo anche il pavimento, con tarsie di marmo a motivi geometrici e animali fantastici ispirati ai tessuti orientali.
A destra dell'abside c'è la tomba dell'antipapa Giovanni XXIII, morto a Firenze nel 1419, scolpita da Donatello e Michelozzo. Fuori, le tre porte di bronzo raccontano la Bibbia come un grande libro illustrato: quella sud di Andrea Pisano, le altre due di Lorenzo Ghiberti.
La più famosa è la Porta del Paradiso, sul lato verso il Duomo, con dieci grandi riquadri dorati di storie dell'Antico Testamento. Quelle sul posto sono copie: gli originali, restaurati dopo l'alluvione del 1966, sono al Museo dell'Opera del Duomo.
Per secoli i fiorentini lo credettero un antico tempio romano dedicato a Marte. Gli scavi hanno invece trovato sotto il pavimento una ricca casa romana, ancora visibile attraverso una grata davanti all'altare. Gli studiosi oggi datano l'edificio all'XI-XII secolo, ma nessun documento sulla costruzione è sopravvissuto.
Nel 1401 l'Arte di Calimala, che aveva il battistero in custodia, bandì un concorso per una nuova porta. Vinse il giovane Ghiberti, battendo tra gli altri Brunelleschi, e finì per lavorare alle due porte per mezzo secolo. Michelangelo chiamò la seconda «Porta del Paradiso».
È così grande perché i battesimi si celebravano tutti insieme, solo due volte l'anno, e doveva contenere la folla. Leonardo da Vinci studiò perfino un modo per sollevarlo in blocco e rimetterlo su una piattaforma, come era in origine.
Da non perdere
• La cupola a mosaico.
• Il Cristo giudice.
• La Porta del Paradiso.
• La tomba dell'antipapa Giovanni XXIII.
• Il pavimento a tarsie.
Lo sapevi?
• Dante racconta di aver rotto uno dei fonti battesimali per salvare un bambino che stava annegando.
• Le due colonne di porfido spezzate accanto alla Porta del Paradiso sono un dono di Pisa. Si diceva che smascherassero ladri e traditori, finché i pisani non le affumicarono.
• La lanterna in cima, finita nel 1150, è il primo esempio conosciuto di questo elemento architettonico.
Fuori, tre fasce di marmo bianco di Carrara e verde di Prato disegnano riquadri e archi di gusto quasi classico: è il modello di tutto il romanico fiorentino. Dentro, un'unica grande sala di 25 metri di diametro, quasi la metà della cupola del Duomo.
Lo spettacolo principale è in alto: la cupola a mosaico, interamente su fondo d'oro, a cui si lavorò dal 1270 circa fino ai primi del Trecento. Domina il gigantesco Cristo giudice: alla sua destra i giusti salgono in cielo, alla sua sinistra un Inferno brulicante di diavoli, disegnato da Coppo di Marcovaldo.
Negli altri spicchi corrono, a fasce, le storie della Genesi, di Giuseppe, di Cristo e del Battista, con l'intervento di artisti come Cimabue. Merita uno sguardo anche il pavimento, con tarsie di marmo a motivi geometrici e animali fantastici ispirati ai tessuti orientali.
A destra dell'abside c'è la tomba dell'antipapa Giovanni XXIII, morto a Firenze nel 1419, scolpita da Donatello e Michelozzo. Fuori, le tre porte di bronzo raccontano la Bibbia come un grande libro illustrato: quella sud di Andrea Pisano, le altre due di Lorenzo Ghiberti.
La più famosa è la Porta del Paradiso, sul lato verso il Duomo, con dieci grandi riquadri dorati di storie dell'Antico Testamento. Quelle sul posto sono copie: gli originali, restaurati dopo l'alluvione del 1966, sono al Museo dell'Opera del Duomo.
Per secoli i fiorentini lo credettero un antico tempio romano dedicato a Marte. Gli scavi hanno invece trovato sotto il pavimento una ricca casa romana, ancora visibile attraverso una grata davanti all'altare. Gli studiosi oggi datano l'edificio all'XI-XII secolo, ma nessun documento sulla costruzione è sopravvissuto.
Nel 1401 l'Arte di Calimala, che aveva il battistero in custodia, bandì un concorso per una nuova porta. Vinse il giovane Ghiberti, battendo tra gli altri Brunelleschi, e finì per lavorare alle due porte per mezzo secolo. Michelangelo chiamò la seconda «Porta del Paradiso».
È così grande perché i battesimi si celebravano tutti insieme, solo due volte l'anno, e doveva contenere la folla. Leonardo da Vinci studiò perfino un modo per sollevarlo in blocco e rimetterlo su una piattaforma, come era in origine.
Da non perdere
• La cupola a mosaico.
• Il Cristo giudice.
• La Porta del Paradiso.
• La tomba dell'antipapa Giovanni XXIII.
• Il pavimento a tarsie.
Lo sapevi?
• Dante racconta di aver rotto uno dei fonti battesimali per salvare un bambino che stava annegando.
• Le due colonne di porfido spezzate accanto alla Porta del Paradiso sono un dono di Pisa. Si diceva che smascherassero ladri e traditori, finché i pisani non le affumicarono.
• La lanterna in cima, finita nel 1150, è il primo esempio conosciuto di questo elemento architettonico.