Descrizione
Il Campanile di Giotto è la torre del Duomo di Firenze, in piazza del Duomo: 85 metri rivestiti di marmi bianchi, verdi e rossi, allineati alla facciata della cattedrale. Si può salire fino in cima, per una delle viste più belle sulla città e sulla cupola del Brunelleschi.
Il rivestimento è la sua firma: lastre di marmo bianco di Campiglia e Pietrasanta, verde serpentino di Prato e rosso di Siena e Monsummano, disposte come un disegno. Salendo, le finestre si fanno sempre più grandi, fino alle enormi trifore della cella campanaria.
In basso corre un ciclo di formelle scolpite, esagoni e losanghe, ideato da Giotto e realizzato da Andrea Pisano e dalla sua bottega. Raccontano la creazione e il lavoro dell'uomo: l'agricoltura, la tessitura, la medicina, la navigazione, la musica, perfino l'invenzione del vino.
Più su, nelle nicchie, stavano sedici statue di profeti e sibille, tra cui quelle di Donatello. Fuori ci sono copie: gli originali delle formelle e delle statue sono al Museo dell'Opera del Duomo, a pochi passi.
Chi sale fino in cima affronta 413 gradini, scavati nello spessore dei muri e poi dentro i grandi pilastri d'angolo. Il premio è la terrazza panoramica a 85 metri, faccia a faccia con la cupola e con tutta Firenze intorno.
Lungo la salita si passa accanto alla cella campanaria, dove stanno le campane, dodici in tutto tra antiche e moderne.
Giotto era un pittore, non un architetto. Eppure nel 1334 Firenze gli affidò il cantiere del Duomo, e lui si dedicò quasi solo al campanile. Aveva immaginato una torre di oltre cento metri, con una cuspide in cima, ma i muri alla base erano troppo sottili per reggerla.
Alla sua morte, nel 1337, era finito solo il primo piano. Una leggenda del Trecento racconta che Giotto morì di dolore per aver dato alla torre «poco ceppo da pie'». Andrea Pisano rimediò ispessendo i muri dall'interno.
Dopo la peste nera, nel 1359, Francesco Talenti completò la torre con i grandi finestroni e, al posto della cuspide, una terrazza con balaustra. È quella su cui arriva chi sale le scale.
Da non perdere
• Le formelle del basamento.
• La terrazza panoramica.
• La cella campanaria.
• I profeti di Donatello, al Museo dell'Opera.
Lo sapevi?
• Un veronese che disse che Firenze non poteva permettersi tanto lusso si fece due mesi di prigione. Poi gli mostrarono il tesoro della città.
• Francesco Talenti, che finì la torre, sposò la figlia di Giotto.
• L'Apostolica, la più grande delle campane antiche, fusa nel 1405, riposa sul pavimento della cella campanaria.
Il rivestimento è la sua firma: lastre di marmo bianco di Campiglia e Pietrasanta, verde serpentino di Prato e rosso di Siena e Monsummano, disposte come un disegno. Salendo, le finestre si fanno sempre più grandi, fino alle enormi trifore della cella campanaria.
In basso corre un ciclo di formelle scolpite, esagoni e losanghe, ideato da Giotto e realizzato da Andrea Pisano e dalla sua bottega. Raccontano la creazione e il lavoro dell'uomo: l'agricoltura, la tessitura, la medicina, la navigazione, la musica, perfino l'invenzione del vino.
Più su, nelle nicchie, stavano sedici statue di profeti e sibille, tra cui quelle di Donatello. Fuori ci sono copie: gli originali delle formelle e delle statue sono al Museo dell'Opera del Duomo, a pochi passi.
Chi sale fino in cima affronta 413 gradini, scavati nello spessore dei muri e poi dentro i grandi pilastri d'angolo. Il premio è la terrazza panoramica a 85 metri, faccia a faccia con la cupola e con tutta Firenze intorno.
Lungo la salita si passa accanto alla cella campanaria, dove stanno le campane, dodici in tutto tra antiche e moderne.
Giotto era un pittore, non un architetto. Eppure nel 1334 Firenze gli affidò il cantiere del Duomo, e lui si dedicò quasi solo al campanile. Aveva immaginato una torre di oltre cento metri, con una cuspide in cima, ma i muri alla base erano troppo sottili per reggerla.
Alla sua morte, nel 1337, era finito solo il primo piano. Una leggenda del Trecento racconta che Giotto morì di dolore per aver dato alla torre «poco ceppo da pie'». Andrea Pisano rimediò ispessendo i muri dall'interno.
Dopo la peste nera, nel 1359, Francesco Talenti completò la torre con i grandi finestroni e, al posto della cuspide, una terrazza con balaustra. È quella su cui arriva chi sale le scale.
Da non perdere
• Le formelle del basamento.
• La terrazza panoramica.
• La cella campanaria.
• I profeti di Donatello, al Museo dell'Opera.
Lo sapevi?
• Un veronese che disse che Firenze non poteva permettersi tanto lusso si fece due mesi di prigione. Poi gli mostrarono il tesoro della città.
• Francesco Talenti, che finì la torre, sposò la figlia di Giotto.
• L'Apostolica, la più grande delle campane antiche, fusa nel 1405, riposa sul pavimento della cella campanaria.