Descrizione
La Cappella Brancacci, nella chiesa di Santa Maria del Carmine in Oltrarno, è una piccola cappella affrescata dove la pittura del Rinascimento ha fatto uno dei suoi primi, grandi passi. Le pareti sono coperte dalle storie di san Pietro dipinte da Masaccio e Masolino, e completate mezzo secolo dopo da Filippino Lippi.
La chiesa, dalla facciata grezza e mai finita, domina piazza del Carmine. Dentro, la cappella è in fondo al transetto destro: pochi metri quadrati, dipinti su due registri, che il Vasari chiamava «scuola del mondo».
L'opera da cercare per prima è la Cacciata dal Paradiso di Masaccio: Eva urla di dolore e Adamo si copre il volto con le mani, mentre l'angelo con la spada li spinge fuori. È una disperazione mai vista prima in pittura, con corpi pesanti e ombre vere.
Accanto c'è il Pagamento del tributo, il capolavoro di Masaccio, dipinto in 32 giornate: in un'unica scena, con montagne che sfumano all'orizzonte, Pietro prende la moneta dalla bocca di un pesce e la consegna al gabelliere. Di fronte, la Tentazione di Adamo ed Eva di Masolino, elegante e calma, fa da contrappunto.
Da guardare anche San Pietro risana gli infermi con la sua ombra e il Battesimo dei neofiti, con un ragazzo che trema di freddo in attesa del suo turno. Nella parte bassa, la scena con la crocifissione di Pietro è di Filippino Lippi.
Gli affreschi sono pieni di ritratti di contemporanei. Filippino dipinse se stesso, il suo amico e maestro Botticelli e Antonio del Pollaiolo; tra i personaggi di Masaccio si riconoscerebbero Masolino e forse Brunelleschi e Leon Battista Alberti.
A commissionare il ciclo fu Felice Brancacci, ricco mercante di seta, verso il 1424. Masolino e Masaccio lavorarono sullo stesso ponteggio, alternandosi sulle pareti. Poi Masaccio partì per Roma e lì morì nel 1428; Felice, nemico di Cosimo de' Medici, finì in esilio, e i ritratti della sua famiglia furono cancellati.
Solo verso il 1480, con il ritorno dei Brancacci, il lavoro fu affidato a Filippino Lippi, figlio di Filippo Lippi, uno dei primi allievi di Masaccio. Nel 1771 un grande incendio distrusse quasi tutto l'interno della chiesa, ma la cappella si salvò.
Qui venivano a copiare Masaccio intere generazioni di artisti, compreso Michelangelo. E proprio qui, secondo il racconto, lo scultore Pietro Torrigiano gli tirò un pugno che gli ruppe il naso, deformandoglielo per sempre.
Da non perdere
• La Cacciata dal Paradiso.
• Il Pagamento del tributo.
• San Pietro risana gli infermi con la sua ombra.
• Gli autoritratti di Filippino Lippi.
Lo sapevi?
• Nel Seicento le nudità di Adamo ed Eva furono coperte con foglie dipinte, tolte solo dal restauro finito nel 1990.
• La Madonna del Popolo sull'altare, del Duecento, scampò all'incendio del 1771 per caso: era stata spostata nel convento da circa un anno.
La chiesa, dalla facciata grezza e mai finita, domina piazza del Carmine. Dentro, la cappella è in fondo al transetto destro: pochi metri quadrati, dipinti su due registri, che il Vasari chiamava «scuola del mondo».
L'opera da cercare per prima è la Cacciata dal Paradiso di Masaccio: Eva urla di dolore e Adamo si copre il volto con le mani, mentre l'angelo con la spada li spinge fuori. È una disperazione mai vista prima in pittura, con corpi pesanti e ombre vere.
Accanto c'è il Pagamento del tributo, il capolavoro di Masaccio, dipinto in 32 giornate: in un'unica scena, con montagne che sfumano all'orizzonte, Pietro prende la moneta dalla bocca di un pesce e la consegna al gabelliere. Di fronte, la Tentazione di Adamo ed Eva di Masolino, elegante e calma, fa da contrappunto.
Da guardare anche San Pietro risana gli infermi con la sua ombra e il Battesimo dei neofiti, con un ragazzo che trema di freddo in attesa del suo turno. Nella parte bassa, la scena con la crocifissione di Pietro è di Filippino Lippi.
Gli affreschi sono pieni di ritratti di contemporanei. Filippino dipinse se stesso, il suo amico e maestro Botticelli e Antonio del Pollaiolo; tra i personaggi di Masaccio si riconoscerebbero Masolino e forse Brunelleschi e Leon Battista Alberti.
A commissionare il ciclo fu Felice Brancacci, ricco mercante di seta, verso il 1424. Masolino e Masaccio lavorarono sullo stesso ponteggio, alternandosi sulle pareti. Poi Masaccio partì per Roma e lì morì nel 1428; Felice, nemico di Cosimo de' Medici, finì in esilio, e i ritratti della sua famiglia furono cancellati.
Solo verso il 1480, con il ritorno dei Brancacci, il lavoro fu affidato a Filippino Lippi, figlio di Filippo Lippi, uno dei primi allievi di Masaccio. Nel 1771 un grande incendio distrusse quasi tutto l'interno della chiesa, ma la cappella si salvò.
Qui venivano a copiare Masaccio intere generazioni di artisti, compreso Michelangelo. E proprio qui, secondo il racconto, lo scultore Pietro Torrigiano gli tirò un pugno che gli ruppe il naso, deformandoglielo per sempre.
Da non perdere
• La Cacciata dal Paradiso.
• Il Pagamento del tributo.
• San Pietro risana gli infermi con la sua ombra.
• Gli autoritratti di Filippino Lippi.
Lo sapevi?
• Nel Seicento le nudità di Adamo ed Eva furono coperte con foglie dipinte, tolte solo dal restauro finito nel 1990.
• La Madonna del Popolo sull'altare, del Duecento, scampò all'incendio del 1771 per caso: era stata spostata nel convento da circa un anno.