Descrizione
La Casa Buonarroti è la casa-museo di Michelangelo a Firenze, in via Ghibellina 70: nel palazzo che i suoi discendenti trasformarono in un omaggio al grande antenato si vedono due suoi marmi giovanili, bozzetti e disegni, e le sale affrescate del Seicento.
Dall'esterno il palazzo è semplice: si distingue solo il portale, con sopra un busto in bronzo di Michelangelo, copia del ritratto di Daniele da Volterra.
Al primo piano, in una sala, ci sono due opere che spiegano come nacque il genio: la Madonna della Scala, la sua prima opera documentata, un raffinato bassorilievo ispirato a Donatello, e la Battaglia dei centauri, scolpita a soli sedici anni.
In un'altra sala c'è il grande modello in legno della facciata di San Lorenzo, il progetto di Michelangelo mai realizzato. Il museo conserva anche la più ricca collezione di bozzetti preparatori dell'artista, in cera e in bronzo, e una raccolta di disegni e studi.
Le sale del Seicento furono volute dal pronipote Michelangelo il Giovane: nella Galleria, dominata da una statua dell'artista, le pareti e il soffitto raccontano la sua vita, con l'apoteosi finale. Tra i pittori chiamati a lavorarci c'è Artemisia Gentileschi.
La strada accanto si chiamava «via dei Marmi Sudici»: per anni ci restavano adagiati grandi blocchi di marmo anneriti, in attesa che Michelangelo, sempre in viaggio fra Roma e Firenze, li usasse per una delle sue opere.
Fu lui a comprare qui, nel 1508, alcune casette, e ci abitò con il nipote Leonardo durante i lavori a San Lorenzo. Il palazzo vero e proprio, però, lo costruirono i suoi discendenti.
Dal 1612 Michelangelo il Giovane trasformò la casa di famiglia in un monumento al prozio. Per secoli i Buonarroti custodirono tutto con cura, fino all'ultimo erede, Cosimo, che nel 1858 affidò palazzo e collezioni a un ente: è nato così il museo.
Dall'esterno il palazzo è semplice: si distingue solo il portale, con sopra un busto in bronzo di Michelangelo, copia del ritratto di Daniele da Volterra.
Al primo piano, in una sala, ci sono due opere che spiegano come nacque il genio: la Madonna della Scala, la sua prima opera documentata, un raffinato bassorilievo ispirato a Donatello, e la Battaglia dei centauri, scolpita a soli sedici anni.
In un'altra sala c'è il grande modello in legno della facciata di San Lorenzo, il progetto di Michelangelo mai realizzato. Il museo conserva anche la più ricca collezione di bozzetti preparatori dell'artista, in cera e in bronzo, e una raccolta di disegni e studi.
Le sale del Seicento furono volute dal pronipote Michelangelo il Giovane: nella Galleria, dominata da una statua dell'artista, le pareti e il soffitto raccontano la sua vita, con l'apoteosi finale. Tra i pittori chiamati a lavorarci c'è Artemisia Gentileschi.
La strada accanto si chiamava «via dei Marmi Sudici»: per anni ci restavano adagiati grandi blocchi di marmo anneriti, in attesa che Michelangelo, sempre in viaggio fra Roma e Firenze, li usasse per una delle sue opere.
Fu lui a comprare qui, nel 1508, alcune casette, e ci abitò con il nipote Leonardo durante i lavori a San Lorenzo. Il palazzo vero e proprio, però, lo costruirono i suoi discendenti.
Dal 1612 Michelangelo il Giovane trasformò la casa di famiglia in un monumento al prozio. Per secoli i Buonarroti custodirono tutto con cura, fino all'ultimo erede, Cosimo, che nel 1858 affidò palazzo e collezioni a un ente: è nato così il museo.