Descrizione
La Loggia del Bigallo è l'elegante loggia gotica in piazza San Giovanni, all'angolo con via dei Calzaiuoli, proprio di fronte al Battistero. Fa parte di un complesso con un oratorio e un piccolo museo, che custodisce le opere delle due confraternite a cui appartenne.
Sotto queste arcate, per secoli, si mettevano in mostra i bambini smarriti o abbandonati. Se nessuno veniva a riconoscerli, se ne prendeva cura la confraternita. La loggia nacque proprio per questo, dopo la terribile peste del 1348: fu costruita tra il 1352 e il 1360.
Da fuori, fermarsi a guardare le arcate: una è rivestita di marmi policromi, lavorati con profeti, angeli e virtù. Sopra, tre tabernacoli custodiscono statue di Madonna, san Pietro Martire e santa Lucia, e due affreschi del 1444 circa raccontano le storie di san Pietro Martire.
Dentro, il museo si apre in tre sale. Da non perdere l'affresco della Misericordia Domini: ai suoi piedi c'è la più antica veduta di Firenze che si conosca, con il Battistero e la facciata ancora incompiuta del Duomo.
C'è poi il trittico portatile di Bernardo Daddi, del 1333, con la Madonna, la Natività e la Crocifissione, e le grandi sculture di Alberto Arnoldi sull'altare dell'antico oratorio: una Madonna col Bambino e due angeli reggicandelabro.
A volerla furono i capitani della Misericordia, che qui avevano la loro sede. Colpisce la scelta degli archi: a tutto sesto, in piena epoca gotica. Quelli a sesto acuto erano della ghibellina Siena, mentre Firenze, guelfa, preferiva le forme classiche, che finirono per ispirare il Rinascimento.
Nel 1425 arrivò la quasi fallita Compagnia del Bigallo, e le due confraternite convissero sotto lo stesso tetto fino al 1489. Il Bigallo restò da solo e fece della loggia il suo simbolo, finché i capitani della Misericordia non traslocarono nelle vicinanze. Ancora oggi la Misericordia esiste.
Sotto queste arcate, per secoli, si mettevano in mostra i bambini smarriti o abbandonati. Se nessuno veniva a riconoscerli, se ne prendeva cura la confraternita. La loggia nacque proprio per questo, dopo la terribile peste del 1348: fu costruita tra il 1352 e il 1360.
Da fuori, fermarsi a guardare le arcate: una è rivestita di marmi policromi, lavorati con profeti, angeli e virtù. Sopra, tre tabernacoli custodiscono statue di Madonna, san Pietro Martire e santa Lucia, e due affreschi del 1444 circa raccontano le storie di san Pietro Martire.
Dentro, il museo si apre in tre sale. Da non perdere l'affresco della Misericordia Domini: ai suoi piedi c'è la più antica veduta di Firenze che si conosca, con il Battistero e la facciata ancora incompiuta del Duomo.
C'è poi il trittico portatile di Bernardo Daddi, del 1333, con la Madonna, la Natività e la Crocifissione, e le grandi sculture di Alberto Arnoldi sull'altare dell'antico oratorio: una Madonna col Bambino e due angeli reggicandelabro.
A volerla furono i capitani della Misericordia, che qui avevano la loro sede. Colpisce la scelta degli archi: a tutto sesto, in piena epoca gotica. Quelli a sesto acuto erano della ghibellina Siena, mentre Firenze, guelfa, preferiva le forme classiche, che finirono per ispirare il Rinascimento.
Nel 1425 arrivò la quasi fallita Compagnia del Bigallo, e le due confraternite convissero sotto lo stesso tetto fino al 1489. Il Bigallo restò da solo e fece della loggia il suo simbolo, finché i capitani della Misericordia non traslocarono nelle vicinanze. Ancora oggi la Misericordia esiste.