Museo Horne

Museo Horne

Via dei Benci 6. (Apri Mappa)

Descrizione

Il Museo Horne è la casa di un inglese innamorato di Firenze: un palazzo del Rinascimento in via de' Benci, a due passi da Santa Croce, rimesso com'era alla fine del Quattrocento e arredato con i dipinti, i mobili e gli oggetti di quell'epoca.

È un museo piccolo e silenzioso, lontano dalle code. Chi ama la pittura del Tre e Quattrocento trova capolavori veri; chi è curioso di come si viveva in un palazzo fiorentino trova stanze, cassoni e perfino pentole.

Il pezzo più importante è il Santo Stefano di Giotto, una tavola degli ultimi anni del maestro. Accanto, una piccola tavola rovinata ma preziosa: un frammento di predella con le storie di san Giuliano, una delle rarissime opere di Masaccio.

Le sale ospitano anche un Cristo in pietà di Filippo Lippi, una Madonna attribuita a Simone Martini, una Sacra Famiglia del Beccafumi e l'Allegoria della Musica di Dosso Dossi, oltre a uno stucco colorato di Antonio Rossellino.

Poi ci sono i mobili e gli oggetti di casa: tavoli, sedie, cassoni e cassapanche rinascimentali, ceramiche dipinte, paioli e utensili da cucina originali, e raccolte curiose di carte da gioco antiche, monete e sigilli.

Da guardare anche il cortile: piccolo, con un portico su un lato, colonne in pietra serena e capitelli attribuiti alla bottega di Benedetto da Rovezzano, con fasce dipinte a finto graffito.

Herbert Percy Horne era un londinese dai mille interessi: musica, letteratura, architettura, antiquariato. A Firenze studiò Botticelli e collezionò di tutto, negli anni in cui sul mercato giravano ancora veri capolavori. Nel 1912, dopo aver visto altri palazzi, comprò questo, che era stato dei Corsi.

Lo riportò all'aspetto del primo Rinascimento, togliendo i tramezzi e le aggiunte di secoli, e ridiede a ogni piano il suo ruolo: lavoro al pianterreno, padroni al piano nobile, cucine in alto, perché il fumo non attraversasse la casa. In cantina si scende ancora con una scala fatta per cavalli e bestie da soma.

Horne morì nel 1916 e lasciò tutto perché diventasse un museo, aperto nel 1921. Nel 1966 l'alluvione colpì duramente il palazzo, in una delle zone più basse della città: riaprì dieci anni dopo, e i restauri delle opere finirono solo nel 1989.