Descrizione
Il Museo Nazionale di San Marco è un convento domenicano del Quattrocento trasformato in museo, a Firenze, in piazza San Marco. Quarantaquattro celle di frati, e in ognuna un affresco: Beato Angelico e la sua bottega dipinsero un intero convento, e oggi quel convento è un museo, con una raccolta monografica delle sue opere.
L'edificio è un capolavoro rinascimentale di Michelozzo, pareti bianche, due chiostri, tutto semplice e luminoso. Gli affreschi non servivano ad arredare: servivano ad aiutare i frati a pregare. Per questo le scene sono sobrie, senza decori superflui.
La visita comincia dal chiostro di Sant'Antonino, con le lunette dell'Angelico sulle porte, e prosegue nella sala dell'Ospizio, dove sono raccolte le sue tavole: la Deposizione, la Pala d'Annalena e il Giudizio universale. Nella sala del Capitolo c'è la sua grande Crocifissione, con una folla di santi.
Nel chiostro, all'angolo nord-ovest, c'è anche una grande Crocifissione dell'Angelico con san Domenico ai piedi della croce. Tutt'intorno, le lunette seicentesche raccontano la vita e i miracoli di sant'Antonino, l'arcivescovo che fu priore qui.
Sopra, al primo piano, in cima alle scale, c'è l'Annunciazione, dipinta con azzurrite e oro. Lungo i corridoi si aprono le celle dei frati, ognuna con la sua scena delle storie di Cristo. Qui visse fra' Bartolomeo, e qui c'è un'ala con le sue opere.
Nel piccolo refettorio, destinato agli ospiti del convento, c'è il Cenacolo del Ghirlandaio, affrescato nel 1486 con l'aiuto della bottega. Nel giardino dietro la tavola, il pavone e gli altri animali hanno un significato simbolico, e accanto a Giuda siede un gatto.
Poi la biblioteca di Michelozzo, un ambiente arioso con due colonnati che creano tre navate, illuminato da molte finestre perché i manoscritti si potessero leggere. Qui studiarono umanisti come Agnolo Poliziano e Pico della Mirandola.
Tutto cominciò con Cosimo de' Medici. Nel 1437 affidò a Michelozzo il convento cadente dei Silvestrini e spese oltre 40.000 fiorini. I domenicani, intanto, avevano vissuto due anni in celle umide e capanne di legno. Cosimo si tenne due celle, dove si ritirava a pregare.
Nel 1489 arrivò Girolamo Savonarola. Da priore tuonò contro il lusso dei fiorentini, finché non si inimicò papa Alessandro VI Borgia e finì sul rogo in piazza della Signoria, nel 1498.
Pagò anche la campana, la «Piagnona»: aveva suonato l'allarme quando la folla venne a prendere il frate. Fu portata in processione per la città, frustata, e non suonò mai più.
Da non perdere
• L'Annunciazione.
• Le celle dei frati.
• La sala dell'Ospizio.
• La biblioteca di Michelozzo.
Lo sapevi?
• Nel 1922 si fece confluire a San Marco il maggior numero possibile di opere dell'Angelico, prima soprattutto agli Uffizi e all'Accademia.
• La Crocifissione della sala del Capitolo aveva uno sfondo azzurro: i pigmenti preziosi sono caduti, e resta il grigio e il rosso.
L'edificio è un capolavoro rinascimentale di Michelozzo, pareti bianche, due chiostri, tutto semplice e luminoso. Gli affreschi non servivano ad arredare: servivano ad aiutare i frati a pregare. Per questo le scene sono sobrie, senza decori superflui.
La visita comincia dal chiostro di Sant'Antonino, con le lunette dell'Angelico sulle porte, e prosegue nella sala dell'Ospizio, dove sono raccolte le sue tavole: la Deposizione, la Pala d'Annalena e il Giudizio universale. Nella sala del Capitolo c'è la sua grande Crocifissione, con una folla di santi.
Nel chiostro, all'angolo nord-ovest, c'è anche una grande Crocifissione dell'Angelico con san Domenico ai piedi della croce. Tutt'intorno, le lunette seicentesche raccontano la vita e i miracoli di sant'Antonino, l'arcivescovo che fu priore qui.
Sopra, al primo piano, in cima alle scale, c'è l'Annunciazione, dipinta con azzurrite e oro. Lungo i corridoi si aprono le celle dei frati, ognuna con la sua scena delle storie di Cristo. Qui visse fra' Bartolomeo, e qui c'è un'ala con le sue opere.
Nel piccolo refettorio, destinato agli ospiti del convento, c'è il Cenacolo del Ghirlandaio, affrescato nel 1486 con l'aiuto della bottega. Nel giardino dietro la tavola, il pavone e gli altri animali hanno un significato simbolico, e accanto a Giuda siede un gatto.
Poi la biblioteca di Michelozzo, un ambiente arioso con due colonnati che creano tre navate, illuminato da molte finestre perché i manoscritti si potessero leggere. Qui studiarono umanisti come Agnolo Poliziano e Pico della Mirandola.
Tutto cominciò con Cosimo de' Medici. Nel 1437 affidò a Michelozzo il convento cadente dei Silvestrini e spese oltre 40.000 fiorini. I domenicani, intanto, avevano vissuto due anni in celle umide e capanne di legno. Cosimo si tenne due celle, dove si ritirava a pregare.
Nel 1489 arrivò Girolamo Savonarola. Da priore tuonò contro il lusso dei fiorentini, finché non si inimicò papa Alessandro VI Borgia e finì sul rogo in piazza della Signoria, nel 1498.
Pagò anche la campana, la «Piagnona»: aveva suonato l'allarme quando la folla venne a prendere il frate. Fu portata in processione per la città, frustata, e non suonò mai più.
Da non perdere
• L'Annunciazione.
• Le celle dei frati.
• La sala dell'Ospizio.
• La biblioteca di Michelozzo.
Lo sapevi?
• Nel 1922 si fece confluire a San Marco il maggior numero possibile di opere dell'Angelico, prima soprattutto agli Uffizi e all'Accademia.
• La Crocifissione della sala del Capitolo aveva uno sfondo azzurro: i pigmenti preziosi sono caduti, e resta il grigio e il rosso.