Descrizione
Il Museo Stibbert è la casa-museo di un collezionista inglese di madre toscana, sulla collina di Montughi, a Firenze. Dentro ci sono oltre 50.000 oggetti: armature, armi, dipinti, porcellane, ventagli, perfino bottoni, in una villa ottocentesca fantasiosa, rimasta come lui l'aveva voluta.
Non è un set cinematografico, anche se lo sembra: un corteo di cavalieri in armatura sfila tra le sale, samurai con la katana, guerrieri ottomani in una stanza moresca. Le sale neogotiche e neorinascimentali sono state decorate apposta per ospitare ogni pezzo.
Il cuore sono le armi e le armature, quasi 16.000 pezzi, per lo più dell'Europa centrale, ma anche del Medio Oriente e del Giappone. I cavalieri italiani e tedeschi, soprattutto del Cinque e Seicento, sfilano con tutto l'equipaggiamento. Gli ottomani, del Cinquecento, stanno in una sala decorata con incrostazioni moresche.
Da non perdere la collezione giapponese, con le katana e le armature degli ultimi samurai, comprate a fine Ottocento. Tra i dipinti compaiono Botticelli, Crivelli e Pieter Brueghel il Giovane, e ci sono anche mobili antichi, cassoni quattrocenteschi e tappezzerie in cuoio.
Fuori c'è il parco all'inglese, con sentieri che salgono e scendono nel bosco, un laghetto con un piccolo tempio neoegizio e le rovine di un cortile gotico veneziano in marmo bianco, con una bella vera da pozzo.
Frederick Stibbert nacque a Firenze nel 1838 da padre inglese e madre toscana, e si arricchì con le ferrovie nel suo paese. Dedicò la vita alla villa di Montughi, che restaurò e ingrandì, raccogliendo di tutto.
Qualcuno lo accusò di essere un falsario, perché i suoi armaioli completavano le armature con molta libertà. Morendo, nel 1906, lasciò tutto alla città, con una condizione: che l'ordine da lui pensato venisse rispettato. Dal 1908 il museo è aperto al pubblico.
Era il suo modo di dire grazie a Firenze: la grande comunità inglese della città, a fine Ottocento, era una bella fetta della popolazione.
Non è un set cinematografico, anche se lo sembra: un corteo di cavalieri in armatura sfila tra le sale, samurai con la katana, guerrieri ottomani in una stanza moresca. Le sale neogotiche e neorinascimentali sono state decorate apposta per ospitare ogni pezzo.
Il cuore sono le armi e le armature, quasi 16.000 pezzi, per lo più dell'Europa centrale, ma anche del Medio Oriente e del Giappone. I cavalieri italiani e tedeschi, soprattutto del Cinque e Seicento, sfilano con tutto l'equipaggiamento. Gli ottomani, del Cinquecento, stanno in una sala decorata con incrostazioni moresche.
Da non perdere la collezione giapponese, con le katana e le armature degli ultimi samurai, comprate a fine Ottocento. Tra i dipinti compaiono Botticelli, Crivelli e Pieter Brueghel il Giovane, e ci sono anche mobili antichi, cassoni quattrocenteschi e tappezzerie in cuoio.
Fuori c'è il parco all'inglese, con sentieri che salgono e scendono nel bosco, un laghetto con un piccolo tempio neoegizio e le rovine di un cortile gotico veneziano in marmo bianco, con una bella vera da pozzo.
Frederick Stibbert nacque a Firenze nel 1838 da padre inglese e madre toscana, e si arricchì con le ferrovie nel suo paese. Dedicò la vita alla villa di Montughi, che restaurò e ingrandì, raccogliendo di tutto.
Qualcuno lo accusò di essere un falsario, perché i suoi armaioli completavano le armature con molta libertà. Morendo, nel 1906, lasciò tutto alla città, con una condizione: che l'ordine da lui pensato venisse rispettato. Dal 1908 il museo è aperto al pubblico.
Era il suo modo di dire grazie a Firenze: la grande comunità inglese della città, a fine Ottocento, era una bella fetta della popolazione.