Opificio delle Pietre Dure

Opificio delle Pietre Dure

Via degli Alfani 78. (Apri Mappa)

Descrizione

L'Opificio delle Pietre Dure è a Firenze, in via degli Alfani, un istituto che unisce una manifattura antica e un grande centro di restauro. Per chi visita, la cosa da vedere è il museo: opere fatte di pietre dure, tagliate e accostate come in un puzzle di colori.

Quadri che non sono dipinti. Fiori, frutta, perfino una veduta di piazza della Signoria, composti con pezzi di pietra tagliati e accostati, scelti per colore e venature. È il commesso fiorentino, e l'Opificio lo pratica dal 1588.

Il museo mostra cabinet, piani di tavolino, placche e targhette intarsiate, con un vasto repertorio di decorazioni e scene pittoriche. Colpisce il grande caminetto barocco rivestito di malachite, di un verde smagliante. Le copie di quadri a intarsio brillano spesso più degli originali su tela accanto.

Una sala è dedicata alla pietra paesina, estratta vicino a Firenze: i suoi strati di colori diversi, tagliati nel modo giusto, danno l'illusione di un paesaggio roccioso dipinto. Al primo piano ci sono gli strumenti dell'intarsio e un campionario di pietre dall'epoca dei Medici.

L'ultima sala ha vasi e suppellettili in stile liberty dei primi del Novecento, con i piani di tavolo di Zocchi, con arpa e ghirlande, e di Niccolò Betti, con fiori e uccelli.

A fondare la manifattura fu il granduca Ferdinando I de' Medici, nell'ex monastero di San Niccolò di Cafaggio: gli servivano artigiani per rivestire di marmi intarsiati la Cappella dei Principi in San Lorenzo. Ne uscirono mobili e copie perfette di dipinti.

Finiti i granduchi, nessuno ordinava più arredi in pietre dure, e gli artigiani si misero a restaurarli. Così l'Opificio cambiò mestiere. La prova più dura arrivò nel 1966.

Dopo l'alluvione, il laboratorio di restauro della Soprintendenza, il primo moderno in Italia, si trasferì alla Fortezza da Basso per accogliere una folla di opere ferite, come la grande Croce dipinta di Cimabue. Dal 1975 fa parte dell'Opificio.