Ponte alle Grazie

Ponte alle Grazie

Ponte alle Grazie. (Apri Mappa)

Descrizione

Il ponte alle Grazie è il ponte dalle cinque arcate che scavalca l'Arno nel centro di Firenze, da via de' Benci a piazza de' Mozzi, in Oltrarno, poco a valle della pescaia di San Niccolò. Senza la folla del Ponte Vecchio, nasconde una storia insolita.

Quello di oggi è sobrio e funzionale: una trave in cemento armato rivestita di pietraforte, per stare in sintonia con i palazzi intorno. Fu inaugurato il 24 febbraio 1957, in un punto dove il fiume corre più veloce.

Il vero motivo per fermarsi è il ponte che c'era prima, il Rubaconte. Lo fece costruire nel 1237 il podestà Rubaconte da Mandello, con nove arcate: era il più lungo e antico di Firenze, più vecchio del Ponte Vecchio.

Sui piloni spuntavano casette di legno, tabernacoli, cappelle e botteghe. In una di quelle cappelle, Santa Maria delle Grazie, c'era un affresco della Vergine ritenuto miracoloso, e da lì il ponte prese il nome nuovo, già nel Quattrocento.

Nel 1390 una donna, Apollonia, ottenne di ritirarsi in eremitaggio in una casupola di legno su un pilone. Sei anni dopo la raggiunsero altre due donne, e nel 1400 tutte e tre si fecero murare dentro, lasciando solo una finestra sul ponte per ricevere l'elemosina.

Erano le prime murate: da quella comunità nacque il monastero delle Murate, in via Ghibellina, dove le monache si trasferirono nel 1424. Un'altra comunità sul ponte, le Romite, fondò un secondo monastero femminile.

Il Rubaconte resistette a tutte le grandi piene, anche a quella del 1333 che si portò via il Ponte Vecchio. Le casette furono demolite nel 1876, per allargare la carreggiata e far passare il tram, e le spallette diventarono di ghisa.

La fine arrivò tra il 3 e il 4 agosto 1944: le truppe naziste in ritirata minarono tutti i ponti sull'Arno, tranne il Ponte Vecchio. Nel 1945 si bandì un concorso per ricostruirlo, vinto da Giovanni Michelucci, Edoardo Detti e dai colleghi del loro gruppo.

Una curiosità: tra le case del vecchio ponte nacquero il beato francescano Tommaso Bellacci e il poeta satirico Benedetto Menzini.