Descrizione
Il Tempio Maggiore Israelitico è la sinagoga principale di Firenze, in via Farini, in un giardino a pochi passi da piazza d'Azeglio. Inaugurato nel 1882, ospita anche il museo ebraico, e la sua cupola di rame verde è diventata un punto riconoscibile del panorama della città.
Si riconosce da fuori per lo stile moresco: un rivestimento di travertino bianco e pietra rosa, la pianta centrale, due torri laterali con piccole cupole in facciata. La cupola di rame verde poggia su un alto tamburo ed è formata da due calotte: quella esterna è alta 47 metri.
Dentro, una luce dorata scivola sulle pareti coperte da arabeschi rossi e blu, un tempo lumeggiati d'oro, disegnati da Giovanni Panti. Le vetrate sono policrome, e i matronei, chiusi da cancellate in ferro battuto, circondano la sala.
In fondo c'è l'Aron haQodesh, rivestito di mosaici e sormontato dalle Tavole della Legge. Sulle sue porte restano i segni delle baionette naziste, che tentarono di sfondarle. Durante l'occupazione il tempio fu usato come garage, e i tedeschi in fuga lo minarono. Fu danneggiato, non distrutto: perché, non si è mai chiarito.
Al primo piano il Museo ebraico, fondato nel 1981 e ampliato nel 2007, racconta la storia della comunità fiorentina, la Torah e i suoi ornamenti, gli oggetti delle feste e la vita ebraica. L'ultima sala, la Sala della Memoria, è dedicata alla Shoah.
Il tempio era nato da un sogno di libertà. Nel 1868 David Levi, presidente della comunità, lasciò i suoi beni per una sinagoga «degna della città». Fino a vent'anni prima, gli ebrei fiorentini pregavano nelle sinagoghe nascoste del ghetto.
La prima pietra, spedita da Gerusalemme, fu posata il 30 giugno 1874. Il progetto, di Marco Treves con altri architetti, costò un milione di lire di allora. È una delle sinagoghe «dell'emancipazione», costruite come edifici indipendenti e non più nascoste tra le case.
In giardino, una grande lapide ricorda i 248 ebrei di Firenze uccisi dai nazisti, tra cui il rabbino capo Nathan Cassuto.
Si riconosce da fuori per lo stile moresco: un rivestimento di travertino bianco e pietra rosa, la pianta centrale, due torri laterali con piccole cupole in facciata. La cupola di rame verde poggia su un alto tamburo ed è formata da due calotte: quella esterna è alta 47 metri.
Dentro, una luce dorata scivola sulle pareti coperte da arabeschi rossi e blu, un tempo lumeggiati d'oro, disegnati da Giovanni Panti. Le vetrate sono policrome, e i matronei, chiusi da cancellate in ferro battuto, circondano la sala.
In fondo c'è l'Aron haQodesh, rivestito di mosaici e sormontato dalle Tavole della Legge. Sulle sue porte restano i segni delle baionette naziste, che tentarono di sfondarle. Durante l'occupazione il tempio fu usato come garage, e i tedeschi in fuga lo minarono. Fu danneggiato, non distrutto: perché, non si è mai chiarito.
Al primo piano il Museo ebraico, fondato nel 1981 e ampliato nel 2007, racconta la storia della comunità fiorentina, la Torah e i suoi ornamenti, gli oggetti delle feste e la vita ebraica. L'ultima sala, la Sala della Memoria, è dedicata alla Shoah.
Il tempio era nato da un sogno di libertà. Nel 1868 David Levi, presidente della comunità, lasciò i suoi beni per una sinagoga «degna della città». Fino a vent'anni prima, gli ebrei fiorentini pregavano nelle sinagoghe nascoste del ghetto.
La prima pietra, spedita da Gerusalemme, fu posata il 30 giugno 1874. Il progetto, di Marco Treves con altri architetti, costò un milione di lire di allora. È una delle sinagoghe «dell'emancipazione», costruite come edifici indipendenti e non più nascoste tra le case.
In giardino, una grande lapide ricorda i 248 ebrei di Firenze uccisi dai nazisti, tra cui il rabbino capo Nathan Cassuto.