Descrizione
La stazione di Santa Maria Novella è la principale stazione ferroviaria di Firenze e della Toscana, a un chilometro dal Duomo, proprio dietro l'abside dell'omonima basilica. Non è solo un luogo di passaggio: il fabbricato viaggiatori, progettato dal Gruppo Toscano guidato da Giovanni Michelucci, è considerato uno dei migliori esempi del razionalismo italiano.
Fu costruita dopo un concorso del 1932, che il Gruppo Toscano vinse tra oltre cento concorrenti. Il progetto rompeva con la retorica del regime: la forma doveva seguire la funzione. La stazione divise il mondo della cultura, con i conservatori guidati da Ugo Ojetti da una parte e i giovani intellettuali delle Giubbe Rosse, come Elio Vittorini, dall'altra.
Il timore era che un edificio moderno stonasse accanto al gotico della basilica. Per questo la stazione è un lungo blocco basso, rivestito della stessa pietra forte della chiesa: come dicevano i progettisti, un «limite» che lascia prevalere l'abside di Santa Maria Novella.
Dalla facciata scende la cascata di vetro, una vetrata a sette grandi fasce che illumina l'atrio e il vano dei binari, coperto di rame e vetro e lungo 160 metri, senza sostegni centrali.
Nella galleria di testa, grande come una strada urbana, il pavimento alterna bande di marmo bianco apuano e rosso Amiata. La parete di fondo, di travertino, ricorda un colossale tabellone con le scritte in rame, e dentro i marmi e i metalli colorati arrivano anche nelle parti più pratiche.
Vista dall'alto, sembrava un fascio littorio. Così Margherita Sarfatti convinse Mussolini, che il 10 giugno 1934 ricevette a palazzo Venezia i progettisti e finì per approvare la stazione.
Prima c'era la stazione Maria Antonia, inaugurata il 3 febbraio 1848 e costruita molto più a ridosso dell'abside della chiesa: per farle posto furono demoliti orti e ambienti del convento.
Al binario 16, un monumento ricorda i treni partiti per i campi di sterminio nazisti: il 9 novembre 1943 con trecento ebrei, diretto ad Auschwitz, e l'8 marzo 1944 con oltre mille deportati, per lo più politici, dopo uno sciopero.
Fu costruita dopo un concorso del 1932, che il Gruppo Toscano vinse tra oltre cento concorrenti. Il progetto rompeva con la retorica del regime: la forma doveva seguire la funzione. La stazione divise il mondo della cultura, con i conservatori guidati da Ugo Ojetti da una parte e i giovani intellettuali delle Giubbe Rosse, come Elio Vittorini, dall'altra.
Il timore era che un edificio moderno stonasse accanto al gotico della basilica. Per questo la stazione è un lungo blocco basso, rivestito della stessa pietra forte della chiesa: come dicevano i progettisti, un «limite» che lascia prevalere l'abside di Santa Maria Novella.
Dalla facciata scende la cascata di vetro, una vetrata a sette grandi fasce che illumina l'atrio e il vano dei binari, coperto di rame e vetro e lungo 160 metri, senza sostegni centrali.
Nella galleria di testa, grande come una strada urbana, il pavimento alterna bande di marmo bianco apuano e rosso Amiata. La parete di fondo, di travertino, ricorda un colossale tabellone con le scritte in rame, e dentro i marmi e i metalli colorati arrivano anche nelle parti più pratiche.
Vista dall'alto, sembrava un fascio littorio. Così Margherita Sarfatti convinse Mussolini, che il 10 giugno 1934 ricevette a palazzo Venezia i progettisti e finì per approvare la stazione.
Prima c'era la stazione Maria Antonia, inaugurata il 3 febbraio 1848 e costruita molto più a ridosso dell'abside della chiesa: per farle posto furono demoliti orti e ambienti del convento.
Al binario 16, un monumento ricorda i treni partiti per i campi di sterminio nazisti: il 9 novembre 1943 con trecento ebrei, diretto ad Auschwitz, e l'8 marzo 1944 con oltre mille deportati, per lo più politici, dopo uno sciopero.