Descrizione
La chiesa di Orsanmichele è un edificio del centro di Firenze, vicino a via de' Calzaiuoli, che sembra un palazzo: era un magazzino del grano, poi la chiesa delle corporazioni, e sui suoi pilastri ci sono le statue dei santi dei mestieri fiorentini.
Tra le statue ci sono i nomi più grandi del Quattrocento: Ghiberti, Donatello, Nanni di Banco, Verrocchio. Mostrano il passaggio dal gotico al Rinascimento. Oggi all'esterno ci sono in parte copie: gli originali sono nel museo al primo piano.
L'esterno si guarda da vicino: grandi trifore gotiche con finissimi trafori, bifore di marmo con gli stemmi della Repubblica e delle Arti, e sopra ogni nicchia un medaglione con lo stemma dell'Arte che l'ha voluta, a volte in terracotta invetriata di Luca della Robbia.
Dentro, l'ambiente è a due navate. Spicca il tabernacolo dell'Orcagna, un baldacchino fastoso di marmi colorati e dorature costruito tra il 1349 e il 1359 per un'immagine della Madonna.
All'altare di sinistra c'è il gruppo marmoreo di Sant'Anna, la Madonna e il Bambino di Francesco da Sangallo, del 1526 circa. Il 26 luglio 1343, giorno di sant'Anna, i fiorentini cacciarono il tiranno Gualtieri di Brienne, duca d'Atene, e le Arti, protagoniste della rivolta, vollero omaggiare la santa con un altare.
Sulle volte ci sono affreschi del 1398-1399 con personaggi dell'Antico e del Nuovo Testamento, e le vetrate raccontano le storie della Vergine: la seconda fase, del 1429-1432, su disegno di Lorenzo Ghiberti.
Fuori, l'arco che collega il primo piano al palazzo dell'Arte della Lana, di fronte, regala uno degli scorci di Firenze più ripresi dalle stampe ottocentesche.
Sui pilastri si vedono ancora le bocche da cui il grano scendeva dai piani superiori, e sulla porta nord-ovest c'è lo staio, l'antica misura del grano. In alto, i piani del vecchio granaio ospitano il museo.
Il nome è un ricordo: qui c'era un orto con una chiesetta dedicata a san Michele, «San Michele in Orto». Nel Duecento al suo posto sorse una loggia per il mercato del grano, bruciata nel 1304 con l'immagine miracolosa della Madonna che c'era su un pilastro.
Nel 1337 si ricostruì una nuova loggia. Più tardi si decise di chiudere le arcate, spostare il mercato e farne una chiesa: la chiesa delle Arti, le potenti corporazioni fiorentine.
Nel 1404 il Comune stabilì quali Arti avessero diritto a una delle quattordici nicchie esterne: ognuna doveva riempirla con la statua del proprio santo protettore entro dieci anni, pena la perdita del diritto.
Da non perdere
• Il tabernacolo dell'Orcagna.
• Le statue originali nel museo al primo piano.
• I medaglioni di Luca della Robbia sopra le nicchie.
Lo sapevi?
• Solo tre statue originali sono in bronzo: quelle delle Arti più ricche, perché il bronzo costava almeno dieci volte più del marmo.
• Il San Giorgio di Donatello, uscito da una di queste nicchie, dal 1891 è nel Museo del Bargello.
• Ai quattro spigoli del portale sinistro su via dell'Arte della Lana, motivi vegetali simboleggiano le quattro stagioni.
Tra le statue ci sono i nomi più grandi del Quattrocento: Ghiberti, Donatello, Nanni di Banco, Verrocchio. Mostrano il passaggio dal gotico al Rinascimento. Oggi all'esterno ci sono in parte copie: gli originali sono nel museo al primo piano.
L'esterno si guarda da vicino: grandi trifore gotiche con finissimi trafori, bifore di marmo con gli stemmi della Repubblica e delle Arti, e sopra ogni nicchia un medaglione con lo stemma dell'Arte che l'ha voluta, a volte in terracotta invetriata di Luca della Robbia.
Dentro, l'ambiente è a due navate. Spicca il tabernacolo dell'Orcagna, un baldacchino fastoso di marmi colorati e dorature costruito tra il 1349 e il 1359 per un'immagine della Madonna.
All'altare di sinistra c'è il gruppo marmoreo di Sant'Anna, la Madonna e il Bambino di Francesco da Sangallo, del 1526 circa. Il 26 luglio 1343, giorno di sant'Anna, i fiorentini cacciarono il tiranno Gualtieri di Brienne, duca d'Atene, e le Arti, protagoniste della rivolta, vollero omaggiare la santa con un altare.
Sulle volte ci sono affreschi del 1398-1399 con personaggi dell'Antico e del Nuovo Testamento, e le vetrate raccontano le storie della Vergine: la seconda fase, del 1429-1432, su disegno di Lorenzo Ghiberti.
Fuori, l'arco che collega il primo piano al palazzo dell'Arte della Lana, di fronte, regala uno degli scorci di Firenze più ripresi dalle stampe ottocentesche.
Sui pilastri si vedono ancora le bocche da cui il grano scendeva dai piani superiori, e sulla porta nord-ovest c'è lo staio, l'antica misura del grano. In alto, i piani del vecchio granaio ospitano il museo.
Il nome è un ricordo: qui c'era un orto con una chiesetta dedicata a san Michele, «San Michele in Orto». Nel Duecento al suo posto sorse una loggia per il mercato del grano, bruciata nel 1304 con l'immagine miracolosa della Madonna che c'era su un pilastro.
Nel 1337 si ricostruì una nuova loggia. Più tardi si decise di chiudere le arcate, spostare il mercato e farne una chiesa: la chiesa delle Arti, le potenti corporazioni fiorentine.
Nel 1404 il Comune stabilì quali Arti avessero diritto a una delle quattordici nicchie esterne: ognuna doveva riempirla con la statua del proprio santo protettore entro dieci anni, pena la perdita del diritto.
Da non perdere
• Il tabernacolo dell'Orcagna.
• Le statue originali nel museo al primo piano.
• I medaglioni di Luca della Robbia sopra le nicchie.
Lo sapevi?
• Solo tre statue originali sono in bronzo: quelle delle Arti più ricche, perché il bronzo costava almeno dieci volte più del marmo.
• Il San Giorgio di Donatello, uscito da una di queste nicchie, dal 1891 è nel Museo del Bargello.
• Ai quattro spigoli del portale sinistro su via dell'Arte della Lana, motivi vegetali simboleggiano le quattro stagioni.