Descrizione
Il Museo Marino Marini è il museo dello scultore Marino Marini, in piazza San Pancrazio, a due passi da Palazzo Rucellai, dentro un'antica chiesa sconsacrata. Raccoglie quasi duecento opere tra sculture, ritratti e disegni, e in mezzo allo spazio domina un grande cavaliere di bronzo.
Marini, nato a Pistoia nel 1901 e morto nel 1980, è considerato uno dei più importanti scultori italiani del Novecento. Nel 1980 donò la sua collezione alla città di Firenze, che per ospitarla recuperò l'ex chiesa di San Pancrazio, con lavori finiti nel 1986.
Sotto la cupola, al centro dell'antico presbiterio, si alza il Cavaliere, alto sei metri, illuminato dalla parete trasparente dell'abside. Intorno corrono ballatoi su quattro livelli, così le sculture si possono guardare da ogni lato e dall'alto: i progettisti hanno lasciato in vista perfino le travi bullonate della manifattura che occupò la chiesa.
I soggetti tornano di sala in sala: cavalli e cavalieri, in tutte le pose e gli stati d'animo, dalla stanchezza al pericolo, e le Pomone, le figure femminili tondeggianti, simbolo di fecondità fin dagli Etruschi. Forme aspre ed essenziali, in bronzo e in cemento, con gessi policromi, tele e disegni su altri piani.
Da non perdere, accanto, la cappella Rucellai con il tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti, completato nel 1467: un modellino in marmi bianchi e verdi del sepolcro di Gerusalemme, dove è sepolto Giovanni Rucellai.
La chiesa ne ha viste di tutti i colori. Sconsacrata dopo la soppressione napoleonica del 1808, passò di mano in mano tra usi sempre meno sacri: ufficio del Lotto, tribunale, manifattura tabacchi, e infine deposito di una caserma.
Il monastero accanto fu fondato nel 1157 dalle suore benedettine di sant'Ilario, e Giovanni Villani riteneva la chiesa fondata da Carlo Magno. Sul fianco destro si apre un grande chiostro rinascimentale, con archi a tutto sesto e colonne ioniche.
Marini, nato a Pistoia nel 1901 e morto nel 1980, è considerato uno dei più importanti scultori italiani del Novecento. Nel 1980 donò la sua collezione alla città di Firenze, che per ospitarla recuperò l'ex chiesa di San Pancrazio, con lavori finiti nel 1986.
Sotto la cupola, al centro dell'antico presbiterio, si alza il Cavaliere, alto sei metri, illuminato dalla parete trasparente dell'abside. Intorno corrono ballatoi su quattro livelli, così le sculture si possono guardare da ogni lato e dall'alto: i progettisti hanno lasciato in vista perfino le travi bullonate della manifattura che occupò la chiesa.
I soggetti tornano di sala in sala: cavalli e cavalieri, in tutte le pose e gli stati d'animo, dalla stanchezza al pericolo, e le Pomone, le figure femminili tondeggianti, simbolo di fecondità fin dagli Etruschi. Forme aspre ed essenziali, in bronzo e in cemento, con gessi policromi, tele e disegni su altri piani.
Da non perdere, accanto, la cappella Rucellai con il tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti, completato nel 1467: un modellino in marmi bianchi e verdi del sepolcro di Gerusalemme, dove è sepolto Giovanni Rucellai.
La chiesa ne ha viste di tutti i colori. Sconsacrata dopo la soppressione napoleonica del 1808, passò di mano in mano tra usi sempre meno sacri: ufficio del Lotto, tribunale, manifattura tabacchi, e infine deposito di una caserma.
Il monastero accanto fu fondato nel 1157 dalle suore benedettine di sant'Ilario, e Giovanni Villani riteneva la chiesa fondata da Carlo Magno. Sul fianco destro si apre un grande chiostro rinascimentale, con archi a tutto sesto e colonne ioniche.