Descrizione
Palazzo Rucellai è uno dei migliori esempi di architettura privata del Rinascimento a Firenze, in via della Vigna Nuova. Ciò che conta è la facciata, disegnata da Leon Battista Alberti: un modello per le case dei signori fiorentini.
«D'otto case n'ho fatta una»: così il ricchissimo mercante Giovanni Rucellai raccontava la sua impresa. Comprò una dopo l'altra le case attorno a quella di famiglia e le fuse in un solo palazzo, con una facciata nuova a tenerle insieme.
A disegnarla fu il suo amico Leon Battista Alberti, l'architetto umanista che scriveva trattati. La facciata sembra un'illustrazione delle sue teorie: tre piani con tre ordini classici sovrapposti e lesene che fanno sembrare il palazzo più alto di quanto sia.
La direzione dei lavori fu di Bernardo Rossellino. Non si sa con precisione quando fu costruito: i documenti sono andati perduti, ma i lavori si fecero in più fasi, tra il 1455 circa e il 1470, mentre la famiglia continuava ad abitarci.
Guardando bene il lato destro, il muro finisce frastagliato: era prevista una continuazione, con un terzo portale, che non arrivò mai.
L'effetto è vario ed elegante, per la luce che vibra tra le parti lisce, le lesene, e quelle scure, le aperture. Alberti scrisse che la casa del signore dev'essere «di aspetto piuttosto dilettevole che superbo». Il palazzo servì da modello, per esempio, a Palazzo Piccolomini a Pienza.
Dentro c'è un bel cortile rinascimentale, con due lati porticati e colonne con capitelli corinzi molto elaborati. Sul retro l'ex chiesa di San Pancrazio ospita il Museo Marino Marini e un altro capolavoro dell'Alberti, il tempietto del Santo Sepolcro.
Da non perdere la panca di pietra lungo la facciata, con lo schienale che imita i muri romani, e le vele gonfie dei Rucellai nel fregio. Di fronte c'è la Loggia Rucellai, anche lei dell'Alberti, che dà alla piazza un aspetto ordinato. Il palazzo appartiene ancora alla famiglia.
«D'otto case n'ho fatta una»: così il ricchissimo mercante Giovanni Rucellai raccontava la sua impresa. Comprò una dopo l'altra le case attorno a quella di famiglia e le fuse in un solo palazzo, con una facciata nuova a tenerle insieme.
A disegnarla fu il suo amico Leon Battista Alberti, l'architetto umanista che scriveva trattati. La facciata sembra un'illustrazione delle sue teorie: tre piani con tre ordini classici sovrapposti e lesene che fanno sembrare il palazzo più alto di quanto sia.
La direzione dei lavori fu di Bernardo Rossellino. Non si sa con precisione quando fu costruito: i documenti sono andati perduti, ma i lavori si fecero in più fasi, tra il 1455 circa e il 1470, mentre la famiglia continuava ad abitarci.
Guardando bene il lato destro, il muro finisce frastagliato: era prevista una continuazione, con un terzo portale, che non arrivò mai.
L'effetto è vario ed elegante, per la luce che vibra tra le parti lisce, le lesene, e quelle scure, le aperture. Alberti scrisse che la casa del signore dev'essere «di aspetto piuttosto dilettevole che superbo». Il palazzo servì da modello, per esempio, a Palazzo Piccolomini a Pienza.
Dentro c'è un bel cortile rinascimentale, con due lati porticati e colonne con capitelli corinzi molto elaborati. Sul retro l'ex chiesa di San Pancrazio ospita il Museo Marino Marini e un altro capolavoro dell'Alberti, il tempietto del Santo Sepolcro.
Da non perdere la panca di pietra lungo la facciata, con lo schienale che imita i muri romani, e le vele gonfie dei Rucellai nel fregio. Di fronte c'è la Loggia Rucellai, anche lei dell'Alberti, che dà alla piazza un aspetto ordinato. Il palazzo appartiene ancora alla famiglia.