Descrizione
Il Ponte Santa Trinita è il ponte sull'Arno che collega via de' Tornabuoni, nel centro di Firenze, con l'Oltrarno. Le guide lo lodano da secoli per l'eleganza: tre archi dalla curva tesa e leggera, costruiti con la pietra forte, a pochi passi dal Ponte Vecchio.
Ciò che lo distingue è la forma: gli archi non sono semicircolari ma a catenaria, come una catena sospesa per i due capi e capovolta. La soluzione di Bartolomeo Ammannati ispirata a Michelangelo rese il ponte più robusto e permise di allargare le luci senza inarcare il passaggio.
Anche i piloni hanno una forma studiata: sezione con angoli acuti, perché tronchi e detriti di una piena si impigliassero meno e non ostruissero le arcate. Sulle chiavi degli archi, grandi cartigli di marmo ricordano l'impresa e la data, 1569.
Alle estremità stanno le statue delle Quattro Stagioni, arrivate nel 1608 per le nozze di Cosimo II. Il ponte è considerato patrimonio artistico nazionale fin dall'elenco del 1901, insieme al Ponte Vecchio.
Questo è un ponte con molti crolli alle spalle. Il primo, di legno, voluto da Lamberto de' Frescobaldi nel 1252, fu travolto da una piena nel 1269. Quello in pietra cedette alla grande piena del 1333, il successivo all'alluvione del 1557.
Allora Cosimo I chiamò Bartolomeo Ammannati, con una misteriosa consulenza di Michelangelo. I lavori durarono dal 1567 al 1570, e ne uscì il ponte di oggi, nato per dare unità all'asse tra via Tornabuoni e via Maggio.
«Chi ha visto questa donna?». Nel 1958 volantini e giornali in tutto il mondo cercavano una testa di marmo: quella della Primavera, una delle statue, sparita quando i tedeschi fecero saltare il ponte nel 1944. Chi la trovava aveva 3.000 dollari.
Si pensava a un furto. In realtà la testa non aveva mai lasciato l'Arno: la ripescò un renaiolo nel 1961, qualche decina di metri più a valle. Firenze scelse di ricostruire il ponte «com'era e dov'era», recuperando le pietre dal fiume. Riaprì nel 1958.
Ciò che lo distingue è la forma: gli archi non sono semicircolari ma a catenaria, come una catena sospesa per i due capi e capovolta. La soluzione di Bartolomeo Ammannati ispirata a Michelangelo rese il ponte più robusto e permise di allargare le luci senza inarcare il passaggio.
Anche i piloni hanno una forma studiata: sezione con angoli acuti, perché tronchi e detriti di una piena si impigliassero meno e non ostruissero le arcate. Sulle chiavi degli archi, grandi cartigli di marmo ricordano l'impresa e la data, 1569.
Alle estremità stanno le statue delle Quattro Stagioni, arrivate nel 1608 per le nozze di Cosimo II. Il ponte è considerato patrimonio artistico nazionale fin dall'elenco del 1901, insieme al Ponte Vecchio.
Questo è un ponte con molti crolli alle spalle. Il primo, di legno, voluto da Lamberto de' Frescobaldi nel 1252, fu travolto da una piena nel 1269. Quello in pietra cedette alla grande piena del 1333, il successivo all'alluvione del 1557.
Allora Cosimo I chiamò Bartolomeo Ammannati, con una misteriosa consulenza di Michelangelo. I lavori durarono dal 1567 al 1570, e ne uscì il ponte di oggi, nato per dare unità all'asse tra via Tornabuoni e via Maggio.
«Chi ha visto questa donna?». Nel 1958 volantini e giornali in tutto il mondo cercavano una testa di marmo: quella della Primavera, una delle statue, sparita quando i tedeschi fecero saltare il ponte nel 1944. Chi la trovava aveva 3.000 dollari.
Si pensava a un furto. In realtà la testa non aveva mai lasciato l'Arno: la ripescò un renaiolo nel 1961, qualche decina di metri più a valle. Firenze scelse di ricostruire il ponte «com'era e dov'era», recuperando le pietre dal fiume. Riaprì nel 1958.