Descrizione
La Basilica di Santa Croce è la grande chiesa francescana di Firenze, sull'omonima piazza a est del centro: un capolavoro del gotico italiano, con gli affreschi di Giotto e le tombe di Michelangelo, Galileo, Machiavelli e Rossini.
Ugo Foscolo la chiamò il tempio delle «itale glorie», e da allora è il pantheon d'Italia. Ma è anche un museo di sette secoli d'arte: cappelle affrescate, sculture di Donatello, la cappella più armoniosa di Brunelleschi.
L'interno è enorme e spoglio, come voleva lo spirito francescano: tre navate divise da pilastri ottagonali, un soffitto a capriate di legno e una navata centrale lunga più di 115 metri. Sul pavimento ci sono ancora 276 lastre tombali di marmo.
Lungo le navate si incontrano i grandi italiani. Nella navata destra c'è la tomba di Michelangelo, disegnata dal Vasari, con la Pittura, la Scultura e l'Architettura che lo piangono. Seguono il cenotafio di Dante, Alfieri scolpito da Canova, Machiavelli, Rossini e Foscolo.
Di fronte, all'inizio della navata sinistra, riposa Galileo, in una tomba che fa da pendant a quella di Michelangelo. Sullo stesso lato c'è anche lo splendido pulpito di Benedetto da Maiano, con le storie di san Francesco in formelle dorate.
In fondo, accanto all'altare, le cappelle Bardi e Peruzzi conservano gli affreschi che Giotto dipinse ormai anziano, tra il 1320 e il 1325: nella Morte di san Francesco i frati si disperano con gesti incredibilmente veri.
Nella navata destra c'è anche l'Annunciazione di Donatello, in pietra serena con dorature. Il suo Crocifisso di legno è nella cappella in fondo al transetto sinistro: secondo Vasari, Brunelleschi lo trovò troppo «contadino» e ne scolpì uno per mostrargli come si fa.
Dal chiostro si entra nella Cappella dei Pazzi, uno dei capolavori di Brunelleschi: pietra serena grigia, intonaco bianco e i dodici grandi medaglioni degli apostoli di Luca della Robbia. Nel museo, nel vecchio refettorio, c'è il Crocifisso di Cimabue.
Tutto cominciò con un gruppo di frati francescani, nel Duecento, su un'isoletta tra due bracci dell'Arno, fuori le mura. Nel 1294 la città decise di dare loro una chiesa grandiosa, probabilmente su progetto di Arnolfo di Cambio.
La facciata di marmi bianchi e verdi arrivò solo nell'Ottocento. La pagò in gran parte un ricco inglese protestante, sir Francis Sloane, che chiese di restare anonimo. Il suo architetto, Niccolò Matas, è sepolto sotto la soglia d'ingresso.
La fama di «tempio» arrivò nell'Ottocento. Nel 1871 fu sepolto qui Foscolo, morto in Inghilterra più di quarant'anni prima: aveva chiesto di riposare accanto a Michelangelo, Machiavelli e Galileo. Dopo di lui arrivò Rossini.
Da non perdere
• Le cappelle Bardi e Peruzzi di Giotto.
• La tomba di Michelangelo.
• La tomba di Galileo.
• La Cappella dei Pazzi.
• Il Crocifisso di Cimabue.
Lo sapevi?
• Dante ha solo un monumento: Ravenna non ha mai restituito le sue spoglie.
• Con Galileo riposa con ogni probabilità sua figlia, suor Maria Celeste.
• Il Crocifisso di Cimabue, devastato dall'alluvione del 1966, ne è diventato il simbolo.
Ugo Foscolo la chiamò il tempio delle «itale glorie», e da allora è il pantheon d'Italia. Ma è anche un museo di sette secoli d'arte: cappelle affrescate, sculture di Donatello, la cappella più armoniosa di Brunelleschi.
L'interno è enorme e spoglio, come voleva lo spirito francescano: tre navate divise da pilastri ottagonali, un soffitto a capriate di legno e una navata centrale lunga più di 115 metri. Sul pavimento ci sono ancora 276 lastre tombali di marmo.
Lungo le navate si incontrano i grandi italiani. Nella navata destra c'è la tomba di Michelangelo, disegnata dal Vasari, con la Pittura, la Scultura e l'Architettura che lo piangono. Seguono il cenotafio di Dante, Alfieri scolpito da Canova, Machiavelli, Rossini e Foscolo.
Di fronte, all'inizio della navata sinistra, riposa Galileo, in una tomba che fa da pendant a quella di Michelangelo. Sullo stesso lato c'è anche lo splendido pulpito di Benedetto da Maiano, con le storie di san Francesco in formelle dorate.
In fondo, accanto all'altare, le cappelle Bardi e Peruzzi conservano gli affreschi che Giotto dipinse ormai anziano, tra il 1320 e il 1325: nella Morte di san Francesco i frati si disperano con gesti incredibilmente veri.
Nella navata destra c'è anche l'Annunciazione di Donatello, in pietra serena con dorature. Il suo Crocifisso di legno è nella cappella in fondo al transetto sinistro: secondo Vasari, Brunelleschi lo trovò troppo «contadino» e ne scolpì uno per mostrargli come si fa.
Dal chiostro si entra nella Cappella dei Pazzi, uno dei capolavori di Brunelleschi: pietra serena grigia, intonaco bianco e i dodici grandi medaglioni degli apostoli di Luca della Robbia. Nel museo, nel vecchio refettorio, c'è il Crocifisso di Cimabue.
Tutto cominciò con un gruppo di frati francescani, nel Duecento, su un'isoletta tra due bracci dell'Arno, fuori le mura. Nel 1294 la città decise di dare loro una chiesa grandiosa, probabilmente su progetto di Arnolfo di Cambio.
La facciata di marmi bianchi e verdi arrivò solo nell'Ottocento. La pagò in gran parte un ricco inglese protestante, sir Francis Sloane, che chiese di restare anonimo. Il suo architetto, Niccolò Matas, è sepolto sotto la soglia d'ingresso.
La fama di «tempio» arrivò nell'Ottocento. Nel 1871 fu sepolto qui Foscolo, morto in Inghilterra più di quarant'anni prima: aveva chiesto di riposare accanto a Michelangelo, Machiavelli e Galileo. Dopo di lui arrivò Rossini.
Da non perdere
• Le cappelle Bardi e Peruzzi di Giotto.
• La tomba di Michelangelo.
• La tomba di Galileo.
• La Cappella dei Pazzi.
• Il Crocifisso di Cimabue.
Lo sapevi?
• Dante ha solo un monumento: Ravenna non ha mai restituito le sue spoglie.
• Con Galileo riposa con ogni probabilità sua figlia, suor Maria Celeste.
• Il Crocifisso di Cimabue, devastato dall'alluvione del 1966, ne è diventato il simbolo.